XIX Biciclettata insieme 2020

Biciclettata knidè 2020
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Tempi che ci fanno credere che tutto sia perduto, impossibile da rivivere con la stessa spensieratezza di un tempo. Eppure, se chiudiamo gli occhi e diamo voce a quel ragazzino/a ribelle che è ingabbiato dentro ognuno di noi, tutto ancora è possibile. Persino fare una “Biciclettata insieme”, in compagnia di alcune figure storiche dell’associazione Knidè: Rosario, Ivan, Michela, Katia, Elena, Salvatore, Fernando, Paride, Carmine, Marta, Eugenio, Rita, Gianluca, Francesca e il mitico Antonio, il nostro governatore che a bordo della sua auto fa da capofila ad un serpentone senza fine. Chiudiamo gli occhi, scoviamo bene nei ricordi più felici: non sentite la voce di Antonio che all’altoparlante urla “Castiglione sveglia! Sta per cominciare la XIX Biciclettata insieme organizzata dall’associazione Knidè! Tra 10 minuti tutti in piazza per la partenza!?”. Io si, la sento! E sento anche il sottofondo di musiche improbabili scovate chissà in quale cd anni 90. Sento voci di bambini che in dialetto si incitano a vicenda a sbrigarsi. Quelle delle mamme che urlano di non correre e seguire il gruppo. Vedo piazza della Libertà, la statua di Sant’Antonio mezza assolata, gli anziani seduti con le gambe aperte sulle panchine a provare una sana invidia per una gioventù che in alcuni sembra non tramontare mai. Vedo i papà a capo di famiglie numerose, con figli attrezzati di cappellini colorati, zainetti pieni di leccornie per le pause, le magliette a maniche corte. Vedo il nostro vigile Giosuè, sorridente e tollerante come sempre. Vedo il camioncino di Franco pronto a soccorrere chi per strada buca una gomma o rompe la catena.

E nel frattempo sono le 9 e la piazza è quasi piena. Ci siamo tutti. Antonio dà il via e si comincia a pedalare su via Matteotti; si incontrano le signore impegnate a fare il sugo sull’uscio di casa; si svolta per via Turati passando per il chiosco dove c’è Nicoletta e Lorenza che con una mano si proteggono il viso dal sole e con l’altra salutano; si scende per la lunga via Italia per poi imboccare la via della scuola elementare che troviamo sempre lì, dello stesso colore di un tempo, a ricordare ad ognuno di noi chi eravamo solo qualche tempo fa: bambini felici e spensierati, con la cartella sulle spalle e il panino all’olio col salame o con la nutella, i pastelli Giotto, l’album da disegno e i quaderni formato piccolo. Quei bambini oggi siamo noi adulti che abbiano il dovere di rendere migliore il presente dei nostri figli, anche se figli non ne abbiamo partoriti. Ci sono i figli degli altri, i figli della vita, una vita che oggi ci chiede semplicità d’animo, lentezza, riflessione, stili di vita alternativi e forse anche più felici. Abbiamo il dovere di alleggerire un momento difficile per tutti quei bambini a cui è stato negato il lusso di giocare all’aperto, perché all’aperto oggi ci si avvelena in mille modi: con i diserbanti, con i veleni usati in agricoltura, con questo maledetto virus che ci ha letteralmente in pugno. Nessuno mai avrebbe creduto che stare all’aria aperta sarebbe diventato un lusso, e invece così è.

Ma non tutto è perduto: se qualcuno non ci avesse privato anche della luce del sole oggi probabilmente non ne apprezzeremmo il calore. Non possiamo accovacciarci in un angolo in segno di resa, dobbiamo alzarci e il 25 aprile, il giorno della liberazione, “pedalare” tutti insieme, liberi da paure e ansie che ci affannano il petto ogni giorno.

E’ ancora possibile sognare, è ancora possibile immaginare: un lusso che nessun provvedimento presidenziale potrà mai controllare, nessun evento, nessuna epidemia. Perché chi sogna non è pazzo, chi sogna è libero, è ricco di speranza. E noi castiglionesi non siamo da meno. Quindi non sarà difficile percorrere con la forza della mente la via delle Pajare, evitare le buche del manto stradale e prenderne tante altre rischiando di sbandare. Non sarà difficile sorpassare un gruppo troppo lento per conquistare le prime file, per poi pentirsene subito dopo perché i fumi dell’auto guidata da Antonio ci intossicano le narici. Non sarà difficile scattare una foto, da tenere come immagine copertina nella mente, che ritrae il serpentone più colorato del paese: quello della biciclettata Knidè. E quest’anno è davvero lungo quel serpentone, perché tutti abbiamo voglia di ricominciare, riabbracciarci, ritrovarci sotto lo stesso pezzetto di cielo, sentire l’odore pungente delle erbette di campagna, trovare lucertole panciute che attraversano la strada e scorrere lenti tra ulivi che chiedono una pausa ad un’altra piaga, rimasta però senza voce e senza eco. Così, tra un misto di risate e malinconia, scorre questa bellissima giornata insieme. Non ci ritroveremo stanchi alla fine di questo viaggio immaginario, perché viaggiare con la mente non ha mai stancato nessuno. Potremmo invece aver scoperto che lasciarsi andare è un lusso, che partecipare ad un’iniziativa bizzarra come quella lanciata dall’associazione Knidè, di partecipare da casa alla biciclettata ci avrà solo liberati da un abito che va sempre più stretto: quello del dover essere, del dover fare, anche se quell’essere e quel fare non ci appartiene. Siate liberi amici miei, liberi di divertirvi, di sembrare ridicoli agli occhi di chi vive inamidato e spaventato, liberi di osare, di pedalare una bici che vi porterà fuori dalle vostre case rimaste chiuse alla vita per più di 40 giorni e respirare bellezza, quella bellezza che si specchia ogni giorno negli occhi di quei bambini che pazienti attendono tempi migliori.

Grazie Knidè e grazie a tutti quei pazzi che ancora osano dar voce a quel bambino/a ribelle che da oggi non vivrà più ingabbiato nelle tenebre del pregiudizio.

Katia

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