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Scritto da Rosario    Giovedì, 30 Gennaio 2014 15:59
Palazzo Bacile

31 Agosto 2012, Castiglione si illumina di verde, le strade si popolano di turisti e non, angoli dimenticati del borgo natìo riprendono vita… Tutto scorre sotto lo sguardo nobile e imponente di “Chi” è protagonista indiscusso della piazza da oltre cinque secoli: il Palazzo Bacile.
Delle sue origini, della sua storia, delle sue destinazioni tanto si è detto e ancor più scritto. Ricostruire il passato è certamente arte nobile, nonché essenziale per comprendere il divenire, ma è nel presente che viviamo, è questo il tempo da affrontare e la realtà da migliorare.
Ebbene, lo scorso agosto finalmente le porte del “Castello” sono state riaperte, certo solo parzialmente e di sicuro non per molto, ma quel breve lasso di tempo concessoci da chi ora ne detiene le chiavi è bastato per far sì che noi, cittadini castiglionesi e navigati frequentatori del Palazzo, potessimo prendere atto del suo stato attuale.

Pareti interamente ricoperte da muffe e percorse da specie rampicanti di ogni genere, parassiti dalle forme più varie liberi di proliferare, pezzi di mura venuti giù e sulle restanti pareti ormai visibile il rinzaffo dell’intonaco, antichi “talari” lasciati marcire  negli stretti corridoi del piano superiore, e questo è solo il preludio di ciò che attende i coraggiosi visitatori (si badi, semplici volontari prestatisi ad adornare Palazzo Bacile per l’evento su menzionato).
Risalendo la gradinata salta subito agli occhi l’assenza delle austere porte e delle imponenti finestre che per secoli hanno protetto l’interno dell’edificio dagli agenti esterni. Il risultato? Facile da intuire, agghiacciante da vedere: l’intero salone del Castello, lo stesso luogo in cui fino a 15/16 anni fa si cantava e ballava, completamente ricoperto da uno strato di escrementi spesso all’incirca 20cm con delle punte fino a mezzo metro.
La baronesca cloaca, inoltre, risulta finemente contornata da diverse carcasse: un piccione impiccato, un gatto alquanto ossuto e un altro volatile di difficile identificazione. Ora, evidenti sono i rischi per l’incolumità e la salute pubblica che tale situazione ha già causato e ulteriormente produrrà ove protratta; meglio poi non approfondire le possibili responsabilità penali cui tali contingenze potrebbero portare…
Solo nelle stanze inferiori, quelle adibite e frantoio sino a qualche anno fa, si intravede qualche spiraglio di luce.
La fatiscenza della struttura è nota a tutti, da venti anni si parla di pericolo di crollo, questa fu una delle ragioni addotte per far sì che all’interno del Castello non continuasse ad operare una delle realtà giovanili più viva e feconda della recente storia castiglionese: il C.S.C. . Noi giovani (quasi)trentenni abbiamo avuto la fortuna di conoscere il mondo dell’associazionismo anzitutto per merito di chi ha dedicato anima e corpo a quel progetto, ma indubbiamente anche grazie alla possibilità di usufruire di una così consona sede.
Si dice che ogni grande opera nasconda in sé tanti volti quante saranno le epoche che la vedranno, è questo che la rende eterna: la sua capacità di sopravvivere al tempo, la sua forza di attraversare i secoli senza perdere mai la sua adeguatezza. Nondimeno, trattasi di attitudine meramente intrinseca, necessaria risulta dunque l’opera dell’uomo, la sua intelligenza a saper trarre giovamento da ciò che la storia tramanda.
Fin’ ora c’è chi ha saputo dar prova di tale ingegno e così il “Castello” è apparso dapprima una fortezza, poi casa baronale, tabacchificio, azienda, luogo di aggregazione, di confronto e di crescita. Il Palazzo, attraverso ogni suo rinnovamento, è stato lo specchio dell’evoluzione borghigiana, l’emblema di un costante sviluppo economico e sociale del paese, e ora?!
Ora questa filogenesi appare arrestatasi, sembra essersi interrotto quello che era un ciclo evolutivo apparentemente irrefrenabile. L’attuale immagine di Palazzo Bacile di certo non è più rappresentazione della società castiglionese: abbiamo i nostri difetti e i nostri problemi, ma non possiamo accettare di veder cadere a pezzi un simbolo della nostra storia, per mano di chi non conosce la sua anima, per mano di chi parlava di “grandi progetti” ora accantonati, c’è ancora una caratteristica che accomuna il nostro Castello a Noi ed è la Resistenza!
Sta a noi, nel nostro piccolo, dare applicazione a una delle fondamentali norme costituzionali: “La Repubblica…Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” (art.9, comma2 Cost.).
Noi cittadini siamo la Repubblica e noi abbiamo il dovere di proteggere il Nostro “capitale antico”, perché non c’è proprietà privata che tenga di fronte  al pericolo di perdere un’opera di cotanta portata storica, artistica e sociale, tocca a noi alzare la voce e cercare risposte, nelle sedi opportune, su quello che sarà il destino del nostro “Castello”.
Marialina Contaldo