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Scritto da knidè    Mercoledì, 04 Aprile 2012 18:01
Sacerdoti di Castiglione

Sacerdoti di Castiglione

L’anno 2009, dal 19/06/2009 al  19/06/2010, è stato proclamato anno sacerdotale dal papa Benedetto XVI, poiché ricorre il 150° anniversario della morte di San Giovanni Maria Vianney, detto comunemente il santo curato d’Ars, patrono dei parroci. Castiglione non esprime un sacerdote locale da 150 anni in quanto l’ultima ordinazione, quella di don Adamo Contaldo, risale al 1859. Ma in passato anche questo piccolo centro ha avuto  sacerdoti santi ed illustri, suoi cittadini o suoi parroci. Secondo qualche storico i primi sacerdoti  furono, come quasi  in tutto il Salento, di rito bizantino, ma un documento scoperto dal Coco  attesta che nel  1261  c’erano a Castiglione 6 sacerdoti di rito latino, un chierico con ordini maggiori e 4 chierici con ordini minori.

Il primo sacerdote noto è  don Giovanni Angelo Calò di Poggiardo, nominato parroco di Castiglione nel 1641 dal  Vescovo di Castro mons. Tomacelli. Oltre all’arciprete c’erano in Castiglione altri sacerdoti che insieme formavano il capitolo parrocchiale: il coro ligneo situato nell’abside della chiesa dietro l’altare maggiore andato distrutto nel 1994, serviva loro per salmodiare. Essi officiavano soprattutto gli altari laterali per conto delle famiglie titolari  o erano cappellani della chiesetta di San Giovanni Battista ( nei pressi dell’attuale calvario ) o della famiglia baronale o della cappella dell’Annunziata.
Le famiglie abbienti come quelle povere annoveravano  sacerdoti  nel loro seno.                                             Alla famiglia Ferramosca apparteneva don Francesco Ferramosca ( + 1687 ), don Donato  Antonio Ferramosca, illustre parroco dal 1747 al 1753, don Luca Ferramosca  (+ 1841). Alla famiglia Mellacqua appartenne don Andrea Mellacqua deceduto nel  1846.
La famiglia D’Ambrosio, poi estintasi, ebbe tre sacerdoti, tra cui il famoso arciprete, don Francesco D’Ambrosio, il fratello don Saverio, morto a 40 anni nel  1754, don Filiberto D’Ambrosio, nipote dei precedenti, morto nel 1780. Don Francesco D’Ambrosio, nato a Depressa nel 1706, ma portato in fasce a Castiglione, parroco per 30 anni, dal 1753 al 1783, fu letterato insigne e membro di varie accademie, scrisse il De Bello Hydruntino,la storia, cioè, della presa di Otranto del 1480, molto apprezzata e citata nella causa di beatificazione dei Martiri di Otranto e la Storia inedita di Ugento. Avendo conosciuto la povertà, poiché figlio di un invalido,amò i poveri , visse e morì povero fino a 81 anni. Mori nel 1787. Castiglione gli dedicò giustamente una via, in seguito rinominata via Matteotti.
Altri parroci colti e santi furono don Filippo Bacile ( + 1823), rampollo della famiglia baronale di cui si è già parlato lo scorso anno, e don Michele Marzo ( +1840), che fu un parroco colto, austero e di santa vita, noto soprattutto per le sue omelie e catechesi. Entrambi erano di Spongano.
Alcuni castiglionesi furono canonici della cattedrale di Castro tra cui don Primaldo Rizzello, sacerdote dal 1828, e don Gregorio De Luca, vicario generale della diocesi di Castro e del suo penultimo vescovo mons. Gorgoni.     Don Gregorio De Luca era dottore in Teologia e Legge, fu un valido collaboratore del vescovo, esaltato grandemente dal  Maggiulli nella sua Monografia di Castro. Morì a Castro il 19 dicembre 1784. Anche a lui Castiglione dedicò una via, purtroppo rinominata via Menotti in tempi recenti.
Gli ultimi due sacerdoti Castiglionesi furono don Giuseppe e don Adamo Contaldo. Don Adamo fu l’ultimo sacerdote di Castiglione, viceparroco di don Giuseppe e cappellano della confraternita dell’Immacolata. Don Giuseppe Contaldo, fu, invece l’ultimo parroco originario di Castiglione e fu un grande parroco per ben 55 anni. Divenuto sacerdote nel 1848, dopo alcuni anni come collaboratore,divenne economo curato nel 1854 e, avendo vinto il concorso, divenne arciprete l’anno successivo. Nei primissimi anni della sua reggenza fece dei lavori di ristrutturazione del tetto e del pavimento della chiesa,costruì ex novo l’altare, munito di un cancello di ferro intorno al presbiterio, al posto dell’antica balaustra in pietra. Poiché  l’antico pavimento era deteriorato e a causa delle numerose sepolture presentava notevoli inconvenienti, mentre le leggi napoleoniche prescrivevano di seppellire i morti fuori dal centro abitato, trasferì le sepolture a santa Maria Maddalena e commissionò il mosaico pavimentale ai fratelli  Peluso di Tricase, affermati mosaicisti dell’epoca. L’opera fu completata nel 1871 ed il nome del parroco committente fu giustamente immortalato nel pavimento stesso in sacrestia. Nel 1891 benedisse il nuovo cimitero dove egli stesso fu seppellito  il 14 marzo 1910.
don Donato Palma