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Scritto da knidè    Giovedì, 05 Aprile 2012 12:01
Cosimo Cantore

uno dei reduci della seconda guerra mondiale

Deportazione, sterminio, morti, feriti e tanto ancora caratterizzarono gli anni della seconda guerra mondiale (1939-1945).
Tanta paura e sofferenza portano ancora oggi nel cuore coloro che in prima persona hanno vissuto questa esperienza; è quello che si legge anche negli occhi di Cosimo Cantore, nostro concittadino che partecipò alla battaglia mondiale, affrontando con ardore l’incubo di quella guerra.
Nato in Castiglione di Andrano il 25.09.1918 da Luigi e Lucia, entrambi fornai dal 1920, prima in via Pescara e poi in via Pisanelli. Il maggiore di due fratelli, parte in guerra in seguito a cartolina di precetto il 04.01.1941 e viene arruolato nell’artiglieria truppe ZARA, presso la caserma A. Diaz.

Cosimo racconta tutto senza difficoltà, ricorda le sue vicende molto chiaramente e nei suoi occhi, nascosti dalle rughe che fanno del suo volto una persona anziana e vissuta, si legge ancora la paura e la mancata morte che lo seguiva in quegli anni.
Dopo qualche mese viene trasferito a Spalato dove resta per 3 anni sulla frontiera Jugoslava: era un tipo di guerra difficile perché i partigiani di Tito, organizzavano spesso vere e proprie guerriglie. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 si uniscono ai partigiani di Tito per combattere contro i tedeschi.
Durante i combattimenti si facevano i turni: quindici giorni in caserma, quindici giorni al fronte e quindici giorni all’accampamento. Spesso il cattivo tempo erra occasione utile per gli attacchi. Il combattimento non conosceva sosta.
Finirono le munizioni e non arrivando i rifornimenti americani, vengono fatti prigionieri dai tedeschi. La sorte sembrava segnata: FUCILAZIONE.
Dopo 12 giorni e 12 notti di spostamenti a piedi arrivarono a Spalato scalzi e morti di fame. Vengono trasferiti, circa dopo otto mesi completamente scalzi, a Zagabria dove restano per altri tre giorni.
Il generale tedesco esortava i prigionieri a combattere contro gli alleati, senza risultato. Come conseguenza del diniego, con un carro bestiame vengongo trasferiti in Austria, lasciandoli con solo pane e acqua. In questo campo, Cosimo, fu obbligato a lavorare per una fabbrica di benzina, la “Kromson” e a lui venne attribuito il compito di scavatore, lavoro duro e pesante in quanto le buche da scavare erano molto profonde.
Visse questa esperienza da solo, forse con lui c’era qualche conterraneo con cui era partito antecedentemente; erano persone di paesi limitrofi (Spongano, Surano, Torre Paduli,….). Le condizoni di vita erano disastranti: si dormiva in baracche multietniche, con russi, inglesi, americani,…. acqua e cibo erano pietosi: l’acqua puzzava di petrolio, il cibo era ogni giorno lo stesso e impossibile da digerire.
Prigioniero per tre lunghi anni, senza avere contatti con nessuno. Cosimo, riuscì a scappare dalle mani del nemico nascondendosi in frontiera in Dalmazia, dove vi restò per un anno.
Qui riuscì a scrivere alla sua cara mamma, spiegandole tutto quello che era capitato in quel lungo periodo di lettere mancate e la rincuorò scrivendo che stava bene e che presto sarebbe tornato a casa.
Arrivato a Villacca, venne informato che Mussolini era stato ucciso. Da Fiume, l’8 maggio 1945 partì e arrivò finalmente a casa l’11 maggio, abbracciando la sua famiglia che ormai lo riteneva disperso!
Il 27.04.1946 contrasse matrimonio con Monsellato Antonia con la quale convisse per 50 anni.
Quale reduce di guerra, viene assunto dal Comune di Andrano negli anni ’50 e vi rimase in servizio fino agli anni ’70.
Era particolarmente legato al servizio; successe che collocato a risposo per limiti di età chiedeva di rimanere in servizio a titolo gratuito per il disbrigo di semplici lavoretti.
Cosimo è un uomo forte, che nonostante la sua età, ancora oggi lo vediamo arrangiarsi nel suo piccolo, spesso in piazza in compagnia di qualche concittadino. Ma nei suoi occhi tanta paura e tristezza per quelle vicende che gli anno segnato la vita.